Un' isola orgogliosa, sfacciata, solare, purtroppo rinchiusa tra le oppressioni di persone disoneste e malavitose

"Il ricordo fa il passato, la memoria fa il futuro."
 a Brancaccio, dove Padre Pino Puglisi venne assassinato.

Da questa frase, sentita da una delle testimonianze ascoltate, sono rimasta colpita su come ci sia stata spiegata la differenza tra il ricordo e la memoria. Differenza che noi molte volte diamo per scontata.
La memoria, è ciò che ci aiuta a non dimenticare quello che è successo in passato, per affrontare il presente e reagire in futuro.
Il ricordo è qualcosa che svanisce.
Bisogna avere memoria per le stragi mafiose e la lotta contro la mafia, bisogna avere memoria per continuare la resistenza a questo male che sempre di più assume controllo e rimane ad occhi esterni nascosto.

Il 1 dicembre ricorre la Giornata Mondiale di lotta contro l’AIDS: mentre alcuni ironicamente la definiscono “Festa dell’AIDS”, sottolineando una scarsa utilità di questa celebrazione, la giornata rilancia annualmente una sensibilizzazione che quotidianamente viene svolta nei servizi.

Insieme ai discorsi sull’evoluzione dell’epidemia (che in Italia contagia almeno 11 persone al giorno) e sulla poca attenzione che ad oggi i giovani le dedicano (25-29 anni la fascia più colpita nell’ultimo biennio), è importante soffermarsi su cosa significhi vivere con l’HIV da anni, alla luce del fatto che l’AIDS non è, nella considerazione e nei vissuti, una malattia come altre.

La tesi di laurea della dott.ssa Enrica Catalano, realizzata anche presso il servizio Casa Verde di Volvera ci fornisce alcuni spunti interessanti.

L’AIDS non è una malattia come le altre, dicevamo. Se qualcuno che incontri ti dice di avere il diabete o l’influenza o l’epatite non è come sentirsi dire sono sieropositivo, ho l’AIDS.

Il processo della sua costruzione sociale può spiegare in parte la questione.

I gravi avvenimenti accaduti in Umbria tra agosto e ottobre 2016, e nei mesi seguenti, hanno coinvolto non solo le persone di quei territori, ma toccato e sollecitato al recupero di un sentimento di solidarietà una nazione intera, che ha reagito mettendo in atto varie forme di pratiche di aiuto e di sostegno.

Abbiamo sentito notizie che parlavano di agricoltori in grave difficoltà, di anziani che hanno perduto tutto, di giovani che non sapevano dove poter portare avanti i loro progetti di vita e i loro studi. Tutti, in un qualche modo, direttamente o meno, sono stati colpiti o coinvolti da questo tragico avvenimento.

Si è conclusa nel mese di marzo l’attività di pittura delle panchine di rosso, manifestazione contro il femminicidio che ha avuto luogo nell’ambito del progetto “GiovAttiviamoci”, promosso dal Comune di Chivasso e dalla Cooperativa Animazione Valdocco. Il progetto è un’opportunità per avvicinare i giovani alla cura del territorio e renderli protagonisti della vita locale: nel 2016 sono stati infatti coinvolti 6 giovani del territorio, partecipanti alle attività del centro giovanile comunale Gong e dell’Isola nel quartiere, per attività di vario tipo tra le quali la pittura di 12 panchine di rosso.

Sapete cosa è un salto nullo?

Se hai fatto un salto di 10 metri, ma hai oltrepassato di un millimetro il limite dell’asse di battuta,

nella realtà hai fatto il salto più lungo del mondo,

ma nel gioco chiamato sport non hai saltato niente.

Prendete un campo da calcio. Uno di quei campetti da calcio che si vedono passando in macchina quando si torna a casa dopo una giornata di lavoro e si pensa al tempo che fu.
Uno di quei campetti “spilucchiati” dove l’erba esiste soltanto a settembre e poi sparisce nel giro di pochi giorni come una magia di Houdine. Bene, adesso metteteci dentro una squadra di calcio, una squadra di ragazzini di 10 anni. Troppo piccoli per non essere accompagnati dalla mamma che puntualmente si trova dietro la rete che delimita il campo e segue il suo pargolo mentre gioca.

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