Un' isola orgogliosa, sfacciata, solare, purtroppo rinchiusa tra le oppressioni di persone disoneste e malavitose

"Il ricordo fa il passato, la memoria fa il futuro."
 a Brancaccio, dove Padre Pino Puglisi venne assassinato.

Da questa frase, sentita da una delle testimonianze ascoltate, sono rimasta colpita su come ci sia stata spiegata la differenza tra il ricordo e la memoria. Differenza che noi molte volte diamo per scontata.
La memoria, è ciò che ci aiuta a non dimenticare quello che è successo in passato, per affrontare il presente e reagire in futuro.
Il ricordo è qualcosa che svanisce.
Bisogna avere memoria per le stragi mafiose e la lotta contro la mafia, bisogna avere memoria per continuare la resistenza a questo male che sempre di più assume controllo e rimane ad occhi esterni nascosto.

Così nascosto e beffardo che finché non entri in contatto con le persone e i luoghi che lo soffrono, ma soprattutto lo combattono, quasi ti sembra un male lontano, di cui non interessarsi.

Io però ho avuto la fortuna, se così si può dire, di andare nei luoghi dove è più presente, in quartieri a Catania, come Librino o San Cristoforo, in cui questo "male" ha affondato gli artigli e controlla tutto.
Ho conosciuto persone, ho conosciuto le storie che volevano raccontarmi e grazie a queste narrazioni ho creato un legame con loro. Si sono create delle emozioni, magari fugaci, magari effimere, ma che hanno lasciato un segno dentro di me.

Per un attimo sono diventata Graziella e mi sono vista donna coi piedi per terra ma sorridente, mamma piena di vita e di speranza. Ho capito che giusto non è sempre quello che ti viene detto che lo è. Ho sentito il dolore che si prova a perdere un figlio di soli undici anni senza poter avere risposte.

Ho voltato lo sguardo sono diventata Antonio, un sopravvissuto, ma forse non del tutto. Ho provato che cosa significa perdere dei colleghi, degli amici. Basta una sirena o un allarme per tornare a quel 19 Luglio del 92', quando hanno deciso che la persona che stavo e stavamo proteggendo era troppo scomoda.

Ho chiuso gli occhi, li ho riaperti ed ero a Librino, ero Angela. Giovane sì, ma non spensierata, perché ho scelto di lottare per dare una speranza ai ragazzi. Ma nonostante tutto ci hanno dato fuoco. Della nostra sede non è rimasto molto, ma no, non ci siamo arresi e come una fenice siamo rinati.

Tutte storie diverse, è vero, ma le persone che me le hanno raccontate non lo sono poi così tanto. Tutte loro sono delle fenici.
Persone normali che non sopportavano di rimanere cenere e sono risorte.
Persone che adesso combattono e vanno avanti, persone che si differenziano dalla massa perché non hanno paura di parlare della mafia e di combattere.
Ho conosciuto anche uomini o donne che pur non avendo perso nessuno si sono lo stesso mobilitate. Perché hanno capito che allontanando i giovani da questo mostro si possono salvare vite, si può salvare il futuro, perché hanno intuito che ciò che nutre la mafia è l'indifferenza, il poco interesse, il pensiero che sia tutta una finzione, una favola.
Sono stata nei quartieri più malridotti e sono entrata in contatto associazioni e ne ho visitato i centri, come il Gapa, luogo animato da individui che fanno di tutto per ribaltare questa situazione, per allontanare i ragazzi dalle strade e per proteggerli, anche dalle loro stesse famiglie.

Bisogna continuare a credere ed avere fede per ottenere la pace.
Bisogna essere uniti per far capire che tutto può essere fattibile e tutti abbiamo voce per essere liberi di andare contro le ingiustizie e le minacce.
Sicilia 2018, esperienza che difficilmente si può dimenticare, scene toccanti, anime pentite ed altre pronte a ricominciare per poter vivere il futuro di chi non ha potuto.


A scrivere questo testo sono stati Marco Cappa, Marta Morandini, Elia Petrucci,
Lucrezia D'Amato, Sofia Borgo e Martina Borgo, in rappresentanza del gruppo di figli dei soci della Cooperativa Animazione Valdocco che durante il mese di Luglio ha visitato la Sicilia
 per vedere con i propri occhi, ascoltare e conoscere di persona le storie ed i racconti di Mafia.

 

Pino Puglisi fu ucciso nel Settembre del 93' davanti a casa sua perché nel quartiere di Brancaccio strappava i ragazzi dalla mafia educandoli e insegnandoli la giustizia.

Graziella Accetta è la madre di Claudio Domino, ragazzo di undici anni ucciso a sangue freddo mentre camminava per la strada.

Antonio Vullo è stato un agente di polizia e di scorta di Paolo Borsellino ed è l'unico sopravvissuto all'attentato di Via D'Amelio

Angela Scialfa è volontaria della Club House dei Briganti di Librino e della Librineria, unica biblioteca del quartiere di Librino, bruciata insieme a tutto il resto del centro la notte tra il 10 e l'11 Gennaio 2018 .

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