Si è concluso domenica a Roma lo Special Olympics Unified Football Tournament, il torneo di calcio a cinque unificato che si è tenuto dal  13 al 15 ottobre e denominato “Change the Game: uno slogan che è prima di tutto un invito all’azione che nasce dal campo di gioco per lanciare un messaggio, oltre lo sport,  di gioia e di speranza. Centoventi atleti con e senza disabilità intellettive, provenienti da ogni parte d’Europa, sono stati protagonisti di un evento sportivo internazionale e promotori di un cambiamento culturale. Il sogno di Special Olympics  è infatti quello di vivere in una società totalmente inclusiva dove non ci sia “più nulla di speciale” nel praticare sport unificato, nel condividere la propria vita, dentro e fuori il campo sportivo.

Ad aggiudicarsi la medaglia d’oro al termine delle tre giornate romane è stato il Piemonte - uscito imbattuto dalle sfide contro Lazio, Sardegna e Francia – ma la vera vittoria è di coloro che contestualmente al torneo hanno dato vita ad uno “spettacolo” di grande umanità e condivisione. 

Atleti e familiari si sono cimentati infatti - nel corso del weekend e del primo Forum nazionale di Special Olympics Italia “We #ChangetheGame with #PlayUnified”- in una vera e propria rappresentazione teatrale, raccontando le proprie storie di vita in un’atmosfera che ha riprodotto il calore di una casa, quella di Special Olympics che apre la porta al resto del mondo. Ciò che è emerso è proprio un urgente bisogno di normalità. Le persone con disabilità intellettive vivono maturando bisogni per nulla speciali, quali, ad esempio, quello di essere accettati nel gruppo di amici, di vivere in autonomia senza genitori, di lavorare, di innamorarsi e, ancora, di fare sport e migliorare quando nessuno lo credeva possibile. Quello di cui hanno realmente bisogno, forse, è solo un’opportunità, una soltanto, e il risultato potrebbe essere straordinario.

Un’inaspettata quanto straordinaria dimostrazione di ciò, è avvenuta venerdì 13 ottobre, quando Papa Francesco ha accolto in udienza privata le delegazioni del torneo. La piccola Gemma di soli 4 anni, atleta del programma Young Athletes, dopo aver consegnato in dono al Santo Padre un paio di scarpe rosse  con il logo del Movimento si è arrampicata sulla sedia del vescovo, proprio accanto a Lui  e li è rimasta per tutto il tempo restituendo al mondo un’immagine rivoluzionaria. Gemma, incoscientemente,  è diventata il simbolo del senso profondo del “Change the Game”: avere il coraggio di cambiare prospettiva per cambiare la società. Una call to action rivolta a tutti, nessuno escluso.

Se è vero che Special Olympics è nato, nel 1968, come un programma sportivo esclusivo, pensato per le persone con disabilità intellettive, oggi,  coinvolgendo un numero sempre crescente di giovani senza disabilità, è diventato un movimento sportivo e culturale inclusivo, con più di 5.350.000 atleti e partner coinvolti nel mondo.

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